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Come Fare Opposizione agli Atti Esattoriali anche a Termini Scaduti

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Nell’articolo di qualche giorno fa, che potete leggere cliccando qui, abbiamo accennato alla possibilità di impugnare un atto esattoriale anche se sono decorsi i 60 giorni dalla notifica. Oggi proseguiamo ad illustrare l’argomento, specificando quale è il metodo di opposizione più idoneo.

E’ ormai pacifico in Dottrina ed in Giurisprudenza che avverso la cartella di pagamento o la intimazione di pagamento sono esperibili due diversi tipi di Opposizione:

OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE E OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI: DIFFERENZE

  • L’Opposizione all’Esecuzione, di cui all’art. 615 c.p.c., si configura quando si contesta la legittimità di un atto che contiene un ruolo (e quindi dalla cartella esattoriale in poi) per fatti originari o successivi alla sua emissione (annullamento dell’avviso di accertamento, decadenza, prescrizione, motivazione).

Tale tipo di opposizione non è soggetta ad alcun termine.

Dovendosi ritenere sempre iniziata l’Esecuzione, in fase di Riscossione, l’opposizione si propone con ricorso al Giudice dell’Esecuzione.

Più tecnicamente, però, questo organo giudiziario, rilevandosi motivi che arrechino gravi danni alla sfera economica del soggetto indebitato, può solo sospendere, su istanza, l’iter esecutivo di Equitalia/Agenzia della Riscossione.

La cosa più importante è che se il Giudice competente per Materia, che non è quello dell’esecuzione, accoglie l’Opposizione all’Esecuzione, verrà dichiarata l’inesistenza del diritto dell’Ente della Riscossione a procedere ad Esecuzione.

  • Con l’Opposizione agli atti esecutivi, di cui all’art. 617 c.p.c., invece, si contesta un vizio formale dell’atto che in diritto tributario assume molta importanza, comportando l’inesistenza stessa dell’atto esattoriale e quindi l’illegittimità della procedura esecutiva, e cioè la sua Notifica.

 Tale tipo di opposizione deve essere proposta entro il termine perentorio di 20 giorni, o quelli previsti nel titolo esecutivo stesso (40 o 60), decorrenti dalla notificazione dell’atto.

Dovendosi ritenere sempre iniziata l’Esecuzione, la cosa più importante è che se il Giudice competente per Materia, che non è quello dell’Esecuzione, accoglie l’opposizione agli atti esecutivi, verrà dichiarata l’inesistenza del diritto dell’Ente della Riscossione a procedere ad Esecuzione.

Resta fermo, quindi, il principio per cui, a seconda dell’illegittimità che si contesta, può cambiare il tipo di Opposizione ed anche i termini per espletarla.

UNICA OPPOSIZIONE, ALL’ESECUZIONE ED AGLI ATTI ESECUTIVI, SENZA SCADENZE

E’ ormai chiaro, e consolidato in giurisprudenza, che è possibile presentare ricorso ad un unico Giudice avverso ogni atto dell’Esecuzione esattoriale che presenti entrambe le illegittimità descritte sopra, e ciò si può fare citando entrambi gli articoli del Codice di Procedura Civile.

E’ giusto quindi contestare il debito, in fase di Riscossione esattoriale, opponendosi contemporaneamente all’esecuzione ed agli atti esecutivi. La eventuale sentenza di accoglimento decreterà l’inesistenza dell’atto o degli atti dell’Esecuzione (impugnabili anche simultaneamente).

Con tale modalità di Opposizione “combinata” il Giudice adito e competente per Materia, si pronuncerà, con o senza riserva, anche sul vizio di Notifica, e l’eventuale illegittimità commessa da Equitalia/Agenzia della Riscossione decreterà l’annullamento del Debito impugnato e vantato fino a quel momento.

ORIENTAMENTO CONDIVISO DALLA CORTE DI CASSAZIONE

Con una prima sentenza, la n. 3751 del febbraio 2016, la Suprema Corte si è pronunciata sull’infinito contrasto giurisprudenziale in tema di opposizione alla cartella ed agli atti esattoriali.

Il dubbio sull’opposizione alla cartella esattoriale mediante il rito speciale, ex art. 23 L. 689/81 (ora art. 7 D.Lgs. 150/2011), oppure con opposizione all’esecuzione, ex art. 615 c.p.c., era  stato risolto a favore di quest’ultimo rimedio e, ricordiamolo, era stato chiarito il principio di diritto per cui con tale Opposizione non si era soggetti ad alcun termine per opporsi.

La Corte di Cassazione aveva, quindi, confermato che la contestazione della cartella esattoriale andava qualificata come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. poiché si dichiara l’inesistenza stessa del titolo esecutivo e l’illegittimità dell’intera procedura dell’Esecuzione.

Con una più recente sentenza, la n. 22080 dell 22 settembre 2017, la Corte di cassazione Civile a Sez. Unite, ha definitivamente dissipato ogni dubbio circa il Giudice competente per l’impugnazione degli Atti Esattoriali pre esecuzione forzata. Questo non è più il Giudice dell’Esecuzione ma, piuttosto, il Giudice competente per Materia.

Sono state confermate, quindi, le Giurisdizioni, della Commissione Tributaria, del Giudice del Lavoro e del Giudice di Pace (il Giudice dell’Esecuzione può pronunciarsi comunque per le Sanzioni).

I MOTIVI PER CUI IMPUGNARE OLTRE I 60 GIORNI, INVECE, RESTANO IMMUTATI!

Resta confermato, inoltre, che non sarò più possibile per Equitalia/Agenzia della Riscossione emettere una cartella esattoriale su quel Ruolo e il suo preciso ammontare (questo è il destino di ogni atto che viene annullato in fase di Riscossione).