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Prescrizione e Decadenza: quando si verificano e in cosa differiscono

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I due Istituti o Concetti che andremo ad illustrare, Prescrizione e Decadenza, hanno un particolare senso ed uso in materia tributaria. Il fatto che trovino una diversa applicazione sugli Avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate e sulle Cartelle esattoriali di Equitalia, spesso, ne rende difficile la identificazione.

Resta ovvio che un credito tributario sarebbe invalido e coinvolgerebbe l’atto che lo contiene, come nel caso della tassa sul Bollo auto, qualora risultasse prescritto o decaduto.

  1. COSA SONO

La Decadenza consiste nelle perdita della possibilità di acquisire un diritto. Ciò avviene perché non si è esercitata una facoltà entro un determinato termine. Il diritto di credito (tributario), per esempio, non esiste ne viene acquisito se prima non è identificato l’ammontare dell’imposta e, soprattutto, se non è notificato il primo atto (di solito un Avviso) entro una precisa data (art. 2964 Cod. Civ. e seguenti).

La Prescrizione, invece, consiste nel mancato esercizio di un diritto che così viene perso. Ciò avviene per il mancato compimento di una azione entro un determinato termine. La cartella esattoriale, per esempio, contiene già un Credito ma se non si notifica in un preciso momento, o non si incassa la somma entro una data esatta, il diritto a soddisfare il Credito (Ruolo) si estingue e l’atto non esiste più (art. 2934 C.C.).

  1. IN CHE FASI SI VERIFICANO E CHI NE E’ RESPONSABILE

E’ più facile capire quando intervengono le due fattispecie se distinguiamo le fasi in cui si verificano.

La Decadenza si verifica solo nella Fase di Accertamento, che si conclude con l’identificazione di una somma esatta da pagare e la sua iscrizione in un elenco, detto “dei Ruoli”, se il Contribuente non la paga dopo che è stato “avvisato” dall’Agenzia delle Entrate od altri Enti Creditori (sono questi i responsabili).

Naturalmente esiste un termine ben preciso per portare il Contribuente a conoscenza della somma attraverso un atto detto Avviso di Accertamento (se l’ammontare non è già fissato ed è quindi da calcolare).

La Prescrizione si verifica solo nella Fase di Riscossione, che inizia con la notifica del “Ruolo” attraverso la cartella esattoriale (se non viene rispettato il termine si parla di Prescrizione della Notifica) e si conclude con l’incasso della somma identificata (se oltre il termine previsto si parla di Prescrizione del Ruolo).

Naturalmente esiste un termine ben preciso per portare il Contribuente a conoscenza del Ruolo, attraverso la Cartella di pagamento, e per riscuotere la somma, anche attraverso le Ipoteche, i Fermi, i Solleciti od Intimazioni di pagamento ed, infine, i Pignoramenti. Delle notifiche di tutti questi atti, entro specifiche scadenze, è responsabile solo Equitalia e gli altri Enti di Riscossione (Comune etc.).

  1. I TERMINI POSSONO ESSERE SOSPESI?

Innanzitutto è importante ricordare che i termini di Decadenza non possono mai essere sospesi od interrotti, perché non è ancora stato acquisito un diritto.

I termini di Prescrizione, invece, posso essere sospesi come conseguenza della notifica di un atto, facendo in modo che le scadenze per incassare una somma, precedentemente stabilite, riprendano il loro calcolo daccapo e permettano ad Equitalia di riavere tutto il tempo disponibile per soddisfare il credito.

Usiamo come esempio un credito vantato dalle Regioni, e cioè la tassa sul Bollo auto. Per questa tassa i termini di decadenza equivalgono a quelli di prescrizione. Per il bollo la necessità di notificare l’avviso decade in 3 anni (si dovrà notificare la cartella entro 2 anni) ed il successivo diritto ad incassare le somme, solo tramite cartella od atti posteriori, si prescrive in 3 anni.

Accade, però, che la scadenza dell’avviso non possa essere sospesa, mentre, se viene notificata una cartella ed allo scadere del 3° anno viene notificato un altro atto della riscossione (un Sollecito od un’iscrizione di Fermo su un veicolo), Equitalia riprenderà a calcolare i tre anni di tempo che ha per incassare le somme. La Prescrizione non si verificherà mai se saranno sempre rispettati i tre anni tra un atto e l’altro.

  1. LE SCADENZE SONO UGUALI PER TUTTI I TRIBUTI?

Le scadenze, che fanno intervenire una Decadenza od una Prescrizione, non sono mai uguali ma, anzi, variano per tutti i contributi, le tasse, le imposte e le sanzioni. Per quanto riguarda la Decadenza, le scadenze raddoppiano in caso di reati.

Naturalmente bisogna verificare i termini leggendo le singole norme di applicazione dei tributi che, tra l’altro, prevedono anche scadenze relative alla prescrizione della notifica del ruolo.

Oltre i termini già specificati per i Bolli, si devono ricordare quelli per i Tributi Locali: 5 anni per la decadenza, 3 anni per la prescrizione della notifica e 5 anni per la prescrizione del ruolo/riscossione.

Per le Sanzioni e le Multe: 5 anni per la decadenza, 2 anni per la prescrizione della notifica e 5 anni per la prescrizione del ruolo/riscossione.

Per i Contributi: 5 anni per la decadenza, 1 anno per la prescrizione della notifica e 5 anni per la prescrizione del ruolo/riscossione.

Per i Diritti/Canoni Periodici (tipo camera di commercio): 5 anni per la decadenza, nessun termine per la prescrizione della notifica e 5 anni per la prescrizione del ruolo/riscossione.

Per le Imposte Irpef, Irap, Iva e di Registro: 4 anni (5 se non si è presentata la dichiarazione) per la decadenza, 2 anni per la prescrizione della notifica e 10 anni per la prescrizione del ruolo/riscossione.

Infine, e per dovere di chiarezza, si vuole ricordare che mentre i termini di Decadenza sono pacificamente riconosciuti, quelli di Prescrizione subiscono una continua reinterpretazione. Infatti, Equitalia non segue l’orientamento pluridecennale sul fatto che l’atto di riscossione si prescriva nei termini specificati per ogni Tributo. L’Agente della Riscossione ritiene che quando i Ruoli convergono in un atto preposto alla soddisfazione di un credito, tipo la cartella esattoriale, il termine di prescrizione sia sempre da identificarsi in 10 anni. Sostiene questa teoria uniformandosi a torto, a parere dello scrivente, alla tutela del credito privatistico e/o scaturente da azione giudiziaria.

A tal proposito una sentenza (16/04/2015) della Commissione Tributaria di Reggio Calabria, ha statuito che “…i crediti tributari (a prescindere dalla tipologia di imposta) hanno … insita la caratteristica della periodicità alla quale l’art. 2948 n. 4 cod. civ. riconduce la prescrizione quinquennale.”.

A ulteriore conferma di quale sia il termine da calcolarsi è intervenuta, di recente, la Suprema Corte di Cassazione a S.U., con sentenza n. 23397 del 17/11/2016. E’ stato chiarito che la mancata impugnazione di una cartella di pagamento, o di altri atti della riscossione (essendo amministrativi e non giudiziari), non converte il termine di prescrizione in 10 anni. Si dovrà quindi applicare il termine stabilito dalle singole norme fiscali “Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c….”

La prescrizione delle cartelle esattoriali non ha sempre, quindi, scadenza decennale ma si calcola in base al tributo violato e di cui si richiede il pagamento.