Sanzioni Interessi Equitalia

Le Sanzioni e gli Interessi si annullano in assenza di Motivazione

L’IMPORTANZA DELLA MOTIVAZIONE IN UNA CARTELLA ESATTORIALE

La Cartella di pagamento deve, sempre, contenere tutti gli elementi indispensabili, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., al fine di consentire ad un Contribuente di verificare la correttezza della somma indicata nell’Atto. In mancanza anche di uno solo di questi elementi, che permettono di arrivare all’ammontare finale, l’Atto Esattoriale è da ritenersi Nullo.

Tutti gli elementi che formano una Pretesa Creditoria, che devono confluire in una Cartella Esattoriale, costituiscono la Motivazione dello stesso Atto.

La Motivazione deve sempre essere completa, se è parziale rende nullo l’atto solo per quella porzione di debito, e può anche essere assolta con richiamo (“per relationem”) ad altro atto che, in precedenza abbia reso noto e chiaro il presupposto dell’imposizione.

Dal momento che un Atto Esattoriale si può impugnare, o contestare, entro uno specifico termine (di solito 60 giorni), resta da la salvaguardare tale Diritto, detto di Difesa, attraverso un’immediata conoscenza di tutto l’iter che ha portato alla nascita del Debito (la Motivazione). Se ciò non accadesse sarebbe seriamente compromessa l’azione di difesa del Contribuente, in quanto dovrebbe svolgere una complessa attività di ricerca che non avrebbe mai la certezza di essere così completa da permettergli di difendersi a dovere.

Ai sensi dell’art. 7 della L.212/2000 (statuto del contribuente)“gli atti dell’amministrazione finanziaria devono essere motivati, con richiamo all’art. 3 della L. 241/1990”. Inoltre ai sensi dell’art. 21 septies L. 241/90 è Nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, tra cui rientra la motivazione. La Cartella Esattoriale è un Provvedimento Amministrativo.

LA MANCANZA DI CHIAREZZA SUL METODO DI CALCOLO RENDE NULLE LE SANZIONI DI UNA CARTELLA ESATTORIALE

Ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 472/1997: “Non è punibile (con Sanzione) l’autore della Violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni (norme) alle quali si riferiscono…”; ai sensi dell’art. 10, comma 3, della L. 212/2000, inoltre: “Le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria…”.

La stessa Corte di Cassazione si è ripetutamente pronunciata sul tema dell’inapplicabilità delle sanzioni tributarie nei confronti del contribuente che sia incorso in errore.

La stessa “incertezza normativa oggettiva”, secondo la Sentenza n. 4685 del 2012 , si può rilevare attraverso una serie di “fatti indice”, che spetta al giudice accertare e valutare, quali a titolo esemplificativo:

  • difficoltà di individuazione di esplicite disposizioni normative;
  • difficoltà di comprensione del significato di una specifica norma;
  • difficoltà nel decidere a quale norma attenersi qualora ve ne fossero di contraddittorie;

Si legge più precisamente, in altra Sentenza della Corte di Cassazione n. 4331 del 2012, che “in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il potere delle commissioni tributarie di dichiarare l’inapplicabilità delle sanzioni, in caso di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme, deve ritenersi sussistente quando la disciplina normativa, della cui applicazione si tratti, si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per l’equivocità del loro contenuto, derivante da elementi positivi di confusione; l’onere di allegare la ricorrenza di siffatti elementi di confusione, se esistenti, grava sul contribuente…”

La recente ordinanza n. 7067/2015 ha chiarito che: “…in merito alle Sanzioni irrogate dal Fisco, ed in caso di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme, l’onere di allegare la ricorrenza di siffatti elementi, se esistenti, grava sul contribuente…”.

LA MANCANZA DI CHIAREZZA SUL METODO DI CALCOLO RENDE NULLI GLI INTERESSI DI UNA CARTELLA ESATTORIALE

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha confermato, con sentenza n. 4513/30/15, che “..ricorre il difetto di motivazione della cartella, con conseguente nullità dell’atto riscossivo, quando manca l’indicazione dei criteri di calcolo degli interessi” (principio già condiviso dalla Sent. di Cassazione n.4516/2012).

La Cartella, o qualsiasi altro Atto di Riscossione, è pertanto Nulla se non risulta esplicitato il conteggio degli interessi posti a ruolo con aliquote, periodo e tassi applicati, oltre all’ammontare delle sanzioni.

Si può parlare quindi, come da recenti pronunce della Corte di Cassazione n. 24933 del 6 /12/ 2016 e n. 9799 del 19/04/2017, di motivazione adeguata quando l’atto di riscossione contenga indicazioni sufficienti a consentire al contribuente l’agevole identificazione della causale delle somme pretese dall’Amministrazione finanziaria, mentre non si può invocare l’equipollenza tra la corretta indicazione di tali elementi nell’atto impugnato e la conoscenza che, di fatto, di essi abbia avuto il contribuente, essendo piuttosto necessario il corretto adempimento dell’obbligo di motivazione del ruolo e della cartella.

IN CONCLUSIONE

La cartella di pagamento, quindi, non può limitarsi a riportare la cifra globale degli interessi e delle sanzioni dovuti.

Al contrario, nella cartella deve essere indicato come si è arrivati a un dato  calcolo, specificando i multipli, le percentuali e le singole aliquote a base delle varie annualità prese in considerazione. L’operato dell’Ufficio, dunque, non deve risultare ricostruibile soltanto attraverso difficili indagini che non competono al contribuente perché, se così fosse, risulterebbe violato il diritto di difesa del destinatario dell’atto.

Insomma, ad avviso dei giudici di legittimità, gli atti di riscossione devono essere adeguatamente motivati anche per la parte concernente agli interessi e le sanzioni, perché ciò consente al contribuente di approntare una difesa efficace per l’eventuale contenzioso.

La mancata indicazione del tasso applicato e dei criteri utilizzati per il calcolo degli interessi e delle sanzioni addebitati integra, pertanto, un Difetto di Motivazione che rende Nulla la cartella esattoriale.

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